Breve storia del Deep Web

La generazione dei nativi digitali è ormai abituata alla litania dell’ “uso responsabile di internet” impartita a scuola e in famiglia. Perché il web può essere uno strumento di grande aiuto nello svolgimento di operazioni quotidiane, ma bisogna saperlo usare consapevolmente. Verissimo. È come avere un bagaglio d’informazioni apparentemente inesauribile che ci accoglie ogniqualvolta abbiamo bisogno di risposte specifiche ai nostri dubbi. Amiamo consultare velocemente, anche distrattamente, purché otteniamo le informazioni che stiamo cercando. L’utente medio inserisce una parola-chiave, sceglie in una lista di siti web che soddisfano, in diversi modi, la sua richiesta, già disposti in ordine d’importanza. In pochi secondi, insomma, e soprattutto navigando in acque tranquille, si può dichiarare soddisfatto. Chiude la pagina, spegne l’iPhone, il tablet, il pc e va a dormire.

Ma il World Wide Web non è solo Google, non è solo la linearità di Yahoo, la maneggevolezza di Microsoft. Il World Wide Web così come lo conosciamo rappresenta soltanto il 4% di quello effettivamente esplorabile. Il 96% che resta, infatti, è ciò che si definisce Web Invisibile o Deep Web, uno spazio 500 volte più grande del Web visibile, quello “in superficie”.
Che cos’è veramente ‘deep’? Qualunque pagina internet che gli algoritmi dei motori di ricerca non riescono ad indicizzare, cui non possono accedere, come la posta elettronica, i messaggi di chat, le comunicazioni via skype, le pagine dei portali protette da password, le reti aziendali e commerciali.

Anand Rajaraman è un imprenditore indiano del web e della tecnologia; come ricercatore si è occupato dell’intersezione di sistemi di database, del World Wide Web e del ruolo dei social media nella comunicazione globale. Ma soprattutto Rajaraman è cofondatore di Kosmix, una start-up creata per la ricerca nel Deep Web.
Kosmix è, di fatto, un progetto che punta a mettere in piedi un motore di ricerca diverso da Google e Yahoo, ossia diverso da quei motori che indicizzano una sola pagina per volta, fornendo risposte precisekosmix a domande – parole-chiave – precise. Kosmix, sull’esempio del Deep Web, appunto, pensa ad un motore di ricerca che fornisca un pacchetto di dati più complesso, che non utilizzi la classica navigazione ‘lineare’.

Che tipo di navigazione è, dunque, quella che un utente si trova a dover affrontare sulla soglia del Web cosiddetto ‘sommerso’? Per cominciare a navigare è necessario innanzitutto scaricare The Onion Router (TOR), un programma che decifra le informazioni dell’utente in diversi livelli, come quelli di una cipolla, e le invia ad un’ampia rete di server in tutto il mondo.
TOR fa viaggiare i pacchetti di dati attraverso nodi criptati, recapitando ai siti visitati un segnale dissimulato nell’identità. È stato sviluppato dal governo degli Stati Uniti, e nello specifico dal Dipartimento della Difesa verso la fine degli anni Novanta, in quanto mezzo di comunicazione in grado di garantire un alto livello di segretezza: l’utente naviga in completa anonimità grazie ad un IP falsificato che gli impedisce di essere tracciato e localizzato durante le sue operazioni.

tor-logoVista l’inefficacia dei motori di ricerca ‘normali’, per cominciare a navigare si deve fare affidamento su delle liste di link come la Hidden Wiki. A questo punto si apre il mare magnum del Web sotterraneo: opportunamente guidato, di link in link, l’utente può accedere a pagine ad accesso riservato — e-mail — a siti dedicati al commercio di armi, droga ed esseri umani, fino a forum pedopornografici o siti per commissionare omicidi. Con i bitcoin – una moneta virtuale in cui si possono convertire le monete correnti – si possono effettuare acquisti, commissioni (non si sa con quale grado di efficienza).

Visto così il Deep Web sembra essere un paradiso per chiunque voglia compiere operazioni criminose e ottenga, per farlo, la garanzia della privacy: risulta difficile conoscere l’identità di chi si nasconde dietro un IP contraffatto, se non addirittura impossibile. Più volte la polizia dell’FBI e Anonymous hanno tentato, con successo, di bloccare, attraverso TOR, siti pedopornografici e quelli che si occupano di vendita di droga, come Silk Road, distruggendo i relativi server.

Tuttavia un internet sommerso torna parecchio utile in alcuni casi particolari: ad attivisti che vivono in Paesi dove la libertà d’informazione è limitata, in cui, ad esempio, sono stati bloccati Facebook e YouTube. Allora il Deep Web funziona come uno spazio web ‘normale’ dotato di una tipologia di navigazione più complessa. Giornalisti e reporter utilizzano TOR e di conseguenza navigano in Deep Web tutte le volte che devono entrare in contatto con informatori presenti in zone di guerra: è l’esempio di Reporters without borders, un’organizzazione no-profit nata in Francia nel 1985 che oggi opera a livello globale per la divulgazione di informazioni sullo stato politico e sociale di alcuni paesi come Egitto, Iran, Siria, Cina. I giornalisti, i dissidenti e i blogger che l’organizzazione affianca utilizzano TOR e la navigazione anonima per scambiarsi informazioni preziose.

reporters without borders

Non solo: gli attivisti per i diritti umani – come quelli dell’organizzazione logo Human Rights watchHuman Rights Watch o Amnesty International – navigano anonimamente per attingere a fonti che denunciano maltrattamenti di prigionieri politici. Nel Deep Web è possibile non solo venire a conoscenza di questi abusi, ma anche coordinarsi perché vengano monitorati, perché possano essere applicati i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo. L’idea è quella di una monitoraggio costante e capillare che il web superficiale non è in grado di garantire.

Ma quanto di ciò che proviene dal Deep Web è comunque ‘visibile’, consultabile anche operando da un motore di ricerca standard come Google?
Un caso molto interessante è quello di WikiLeaks e del relativo caso WikiLeaks, scoppiato nel 2010 quando il suo numero uno Julian Assange, giornalista e attivista per la libertà d’informazione, consegnò a diverse testate giornalistiche (The Guardian, The New York Times e Der Spiegel) documenti top secret sulla guerra in Afghanistan, documenti che vennero resi pubblici, appunto, su WikiLeaks, una piattaforma-contenitore di documenti governativi e rapporti segreti forniti da attivisti e scienziati sparsi in tutto il mondo. Inutile dire che il reperimento di tali documenti non può avvenire attraverso i canali classici, ma attraverso quelli un po’ più tortuosi del Web sommerso.

wikileaks

Il giornalismo, dunque, per indagare sullo stato di corruzione di un paese sotto dittatura militare o denunciare le condizioni di detenzione nel campo di prigionia di Guantanamo (un carcere di massima sicurezza americano di cui, almeno formalmente, è stata ordinata la chiusura da parte di Barack Obama nel 2008), necessita anche del Deep Web, di uno strumento ambiguo, talvolta pericoloso, e tuttavia di grande aiuto.
Senza saltare a conclusioni affrettate, condannando una navigazione che legittima reati di una certa misura, l’utente, il cittadino, l’opinione pubblica dovranno conservare un punto di vista non ingenuo, quanto più neutrale e obiettivo, in poche parole informato.

Rossana C.

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La Marionetta è una rivista indipendente ideata da studenti.
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2 risposte a Breve storia del Deep Web

  1. ali ha detto:

    Complimenti a chi ha scritto questo articolo. Praticamente sto facendo i complimenti a vice.

    • Rossana ha detto:

      Precisazione sulle fonti:
      -su Anand Rajaraman e Kosmix: sito del progetto Kosmix; articolo del 23 febbraio 2009 su Il Messaggero “Sfida al Deep Web: la Kosmix prova a svelare le pagine nascoste di Internet”; sito ufficiale di Open Achives Initiative (OAI), sezione About OAI.

      -su TOR: sito Tor project: Anonimity on-line > About Tor > Users of Tor
      Su WikiLeaks: pagina di WikiLeaks > About

      -sul funzionamento dei nodi e dei servers: conversazione telefonica con fratello ingegnere informatico

      Per approfondimento e panoramica generale, l’utilissimo articolo di Andrea Coccia su Linkiesta, 10 agosto 2014 (decretato miglior articolo dell’anno): “Oltre il confine di Google: una giornata nel Deep Web”. Articolo completo e molto più bello del mio che è, a quanto pare, dal sapore vice-iano.

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