DIMENTICA IL MIO NOME di Zerocalcare

Dopo la partecipazione di Gipi all’edizione 2014 del Premio Strega, con il graphic novel Una storia, edito per Coconico Press – Fandango, Dimentica il mio nome di Zerocalcare bussa alle porte del premio italiano più importante per la letteratura nell’edizione 2015, in un’atmosfera in fermento, in cui si dibatte, anche a livello internazionale, sullo statuto di quello che è considerato il genere della modernità: il romanzo. Ma cosa c’entra il romanzo con il successo del fumetto in Italia?

A partire dagli anni ’90 e ’00, il panorama italiano della fiction o autofiction arroccato sul mondo delle grandi case editrici – Mondadori Rcs, Feltrinelli, Einaudi – ha fatto i conti con il fenomeno crescente delle case editrici indipendenti, che silenziosamente hanno costruito un nuovo nastro meccanico su cui far circolare quei libri che altrimenti sarebbero rimasti nel cassetto oppure sullo scaffale, inosservati. Questo paesaggio ha visto, poi, il successo commerciale di alcuni graphic novel italiani presso le neonate case editrici indipendenti; segue lo scoperchiamento di un mondo, quello dei blog di fumetti, che ha favorito la graduale e sempre più nostrana tendenza alla narrazione per immagini e al fumetto d’autore, in una modalità che va oltre la striscia o la vignetta satirica e che si intreccia più frequentemente con gli altri linguaggi narrativi visivi, come il cinema e la fotografia: nei giornali (più volte, negli ultimi mesi, la Repubblica), nelle riviste di attualità (un paio di mesi fa, Internazionale), nei programmi televisivi e infine  sui social network.

Un’esplosione cui ha dato un contributo non secondario la vicenda del fumettista romano Zerocalcare: il blog zerocalcare.it, su cui l’autore pubblica una storia Ogni maledetto lunedì su due (che è anche il titolo della raccolta con le storie del blog pubblicato da BAO a maggio 2013) è il primo blog italiano di fumetti per numero di lettori; l’autoproduzione d’esordio, La profezia dell’armadillo, ha visto ben cinque ristampe; oltre 200.000 sono le copie vendute di Dimentica il mio nome, edito per BAO Publishing nel 2014, arrivato secondo al Premio Strega Giovani e quasi in finale al premio stesso. Gli ‘accolli’ per Zerocalcare crescono di giorno in giorno, dalle presentazioni, alle interviste, alle proposte di lavoro – tantissime – dalle copertine di libri alla sceneggiatura di un film tratto da La profezia dell’armadillo con Valerio Mastandrea protagonista e regista.

Zerocalcare

Il genere del romanzo e il linguaggio del graphic novel in Dimentica il mio nome camminano di pari passo per costruire una struttura che oscilla tra due grandi poli: quello diegetico – le didascalie narrative – in cui si annida “il sugo della storia” , e quello puramente grafico, in cui il disegno è narrazione assoluta e non fraintendibile, drammatica nel senso più vero del termine. La storia, difficile perché estremamente personale, è quella della ricerca della verità e dell’identità dopo la morte di Huguette, la nonna di Zero. Si ripercorrono le vicende di vita della donna a partire dalla sua infanzia: una bambina francese, orfana, alle prese con la rigida, ma raffinata educazione di una famiglia nobile russa in fuga dalla Mosca rivoluzionaria. L’evocazione delle avventure di Huguette a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento attraversa un punto nevralgico della Storia globale, quello in cui i destini collettivi e la questione dell’identità (personale, nazionale, ideologica) precipitano nel rimescolamento di esperienze che è stata la Seconda guerra mondiale.

Nel salotto della nonna, luogo della quotidianità e del ricordo, Zerocalcare e Secco – l’amico di sempre – sono alla ricerca dell’anello con cui Huguette ha affermato di voler essere sepolta: l’oggetto in questione accende la memoria, o meglio, il tentativo di ricostruzione della memoria. È un percorso che presenta non pochi ostacoli: in primis la possibilità di certificare quegli stessi ricordi, di farli diventare, appunto, Storia. Vediamo Zero bambino in compagnia della nonna materna per la visita allo zoo comunale ogni lunedì; i giochi, le canzonette francesi, la spensieratezza di anni in cui il passato problematico di Huguette rimane taciuto. Diversa è la postura di Zero adolescente: ribelle e attaccabrighe, disinteressato, percepisce come estraneo quel passato ricostruito in modo sommario, attraverso le dichiarazioni a “spizzichi e bocconi”  della madre. Zerocalcare di oggi, invece, sembra voler fare ‘ammenda postuma’ di ciò che quell’adolescente non ha voluto approfondire. Nell’età della consapevolezza e della fine della deresponsabilizzazione, i miti dell’adolescenza, da Ken il Guerriero a Star Wars a I Cavalieri dello Zodiaco – pur presenti – cedono il passo all’irruzione del fantasy, dell’elemento del simbolico e della memoria interiore. La volpe rossa è l’unico personaggio a colori della storia, membro di una comunità di volpi truffatrici che opera nella Storia da sempre e che si mescola agli umani con effetti di ricaduta sui destini di Huguette e di sua figlia (madre di Zero): la volpe è il fantastico che interviene a ricucire i buchi della memoria, buchi che altrimenti continuerebbero ad agire come contenitori emotivi, in cui le paure e il senso di inadeguatezza  la fanno da padrone. Pur tuttavia, il fantastico è anche un nuovo bisogno di distanza emotiva, questa volta non ingenua e sommaria, in breve adolescenziale, ma problematizzata, quasi del tutto ascrivibile all’ingresso nel mondo degli adulti.

Il ruolo del soggetto, la frammentazione del tempo della storia in funzione espressiva sono senza dubbio componenti riconducibili al romanzo moderno. Sia ben inteso, però, che il graphic novel è e rimane uno dei linguaggi con cui è possibile raccontare una storia, dotato di una specifica struttura, quella diegetica, quella grafica e l’elemento dialogico collocato all’interno dei balloons, riferibile alla dimensione dell’azione vera e propria. Il romanzo, invece, è un genere letterario più o meno codificato, con una sua storia, ben scissa da quella del fumetto, le cui origini si intrecciano alla vicenda della nascita della fotografia, del cinema e più in generale alla storia della narrazione per immagini.

Il linguaggio del fumetto di Zerocalcare si specializza intelligentemente: alcuni elementi, come la ricerca dell’equilibrio della pagina in funzione della leggibilità e della classicità stanno di fianco alla potenza narrativa, al peso del soggetto autoriale, trasfigurato in Zerocalcare personaggio, senza possibilità di stabilire sempre un confine netto tra i due.  Da qui, la potenza della storia, mai noiosa, mai puramente autoreferenziale, al contrario portatrice della maturità e del ragazzo-uomo e dell’autore. La questione dell’identità, inseguita dal protagonista e mai veramente chiarita, è affrontata con leggerezza commovente: dopo l’infanzia e l’adolescenza, ossia dopo l’età in cui “si impara a nominare il mondo”, l’età adulta ha in serbo una sorpresa: che i nomi, queste particelle del linguaggio, perdono la loro importanza quando il concetto stesso d’identità si amplifica fino a diventare quel bacino di segreti, valori ed esperienze ricollegabili all’unicità di ognuno di noi.

In questo senso l’identità è importante e può e deve essere oggetto di memoria, collettiva e personale. Che una grande storia come quella di Dimentica il mio nome sia arrivata in concorso allo Strega, in compagnia di un romanzo come La ferocia di  Nicola Lagioia – vincitore dell’edizione – e della raccolta di racconti La sposa di Mauro Covacich, testimonia che il fumetto è maturo narrativamente (e non da poco tempo).

#RossanaC

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