Camminando attraverso “La Città di Vetro”

Città di vetro è un romanzo, a metà tra surreale e poliziesco, scritto da Paul Auster nel 1985. È il primo libro di una raccolta intitolata Trilogia di New YorkLa scelta di ambientare la storia a New York ha un significato ben profondo. New York è stata da sempre il simbolo della potenza, della maestosità e del progresso, è l’emblema del Nuovo Mondo che in un tempo ridotto è riuscito a raggiungere e superare i traguardi di quello Vecchio. Ma questa sua dimensione non è sempre una caratteristica positiva. Ci si perde con facilità per tutti quei viali senza nomi, gremiti di persone, di edifici e di luci, arrivando a perdere anche il contatto stesso con la realtà.

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Questo è lo stato d’animo del protagonista, che ama molto camminare nei labirinti formati dai viali di New York. Nonostante oramai conosca la città come le sue tasche, questo suo girovagare lo lascia sempre con la sensazione di essersi perduto. L’osservazione di ciò che gli sta attorno annulla la facoltà di pensare. E lasciandosi trasportare in questo movimento circolare, perde le coordinate geografiche del mondo esterno e quelle dentro di sé.  

Il suo nome è Daniel Quinn, ha 35 anni e un tempo era uno scrittore di poesie, saggi e drammi. Un tempo, appunto: una serie di eventi che lo hanno destabilizzato, infatti, hanno contribuito alla creazione di una nuova parte di sé, denominata William Wilson. È questo lo pseudonimo che Quinn utilizza per firmare la sua collana di romanzi gialli: un nuovo nome col quale mettersi in gioco sperimentando un nuovo genere letterario. Il frutto della penna di Quinn, nei panni di Wilson, è il poliziotto privato Max Work, personaggio che Quinn considera un po’ come un suo alterego, mentre Wilson è solo un “ponte” tra gli altri due. Semplice no?

Tutto scorre tranquillamente finché all’improvviso Quinn, che si è dilettato nella scrittura di romanzi gialli, si trova a dover indossare i panni proprio di un detective. Spacciandosi per un certo Paul Auster (proprio come l’autore), un investigatore della zona, Quinn decide di seguire il caso di Peter Stillman, un uomo con un passato difficile, del quale porta ancora le conseguenze addosso. Il Signor Stillman si sente infatti minacciato dalla figura del padre, che ha il suo stesso nome.  Il padre, Peter Stillman senior, è un ex docente di Storia delle Religioni all’Università della Columbia, che dopo la scomparsa della moglie decide di passare tutto il tempo nel suo studio, tenendo il figlio rinchiuso per anni in una stanza buia. Questo comportamento lo porta a essere imprigionato in una clinica, ma, avendo recentemente appreso che sta per essere dimesso, l’ansia e la paura che il passato possa ripetersi portano Stillman junior a rivolgersi all’investigatore Paul Auster, per ottenere protezione e prove evidenti dell’odio del padre verso il figlio.

Da questo momento comincia il viaggio di Daniel alla scoperta di Stillman senior: legge la sua pubblicazione riguardante varie interpretazioni teologiche del Nuovo Mondo; annota nel taccuino rosso tutti i movimenti di Stillman e gli strani oggetti che raccoglie nei giorni seguenti; riesce a scambiare parole con lui, spacciandosi per tre diverse persone.

Aggiungere ulteriori dettagli potrebbe far perdere il gusto della lettura. La trama, per quanto possa sembrare lineare, è ben arricchita di mise en abîme, di citazioni (testuali e non) provenienti da importanti opere letterarie e di colpi di scena inaspettati che terranno il lettore col fiato sospeso fino alla fine. Muoversi per la città di vetro attraverso gli occhi di Quinn fa capire quanto un uomo, solo e provato dalla vita, sia in grado di guardare avanti, di concentrarsi su un lavoro temporaneo e a tratti fittizio, quasi evanescente e surreale, che riesce comunque a dargli delle piccole soddisfazioni, anche se momentanee.

#Aria

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